Si continua...

Date: domenica, 30 gennaio 2005
Time: 19:45
In: viaggi mentali

 Quanto mi odio quando mi ritrovo in questo stato...
ma l'esperienza insegna che reprimere non serve a nulla...
E pensare che era un così bel pomeriggio... mi godevo la scazzatura della mattina e del giorno passato... avevo ripreso a scrivere la mia nuova opera... a Victoria avevo anche dato una lezione cocente al Regno delle Due Sicilie e alla Grecia... ed ecco che chiama otti... erano le 17,55
in se non era una cosa malvagia... l'idea di una partita in tre a FIFA 2004 su x-box mi allettava...
purtroppo mi chiamava in coincidenza con l'arrivo a casa sua di Lele e Scala... che andavano in giro in bici a fare free-style (che malati!) e volevano sapere se andavamo anche noi...
al nostro netto rifiuto (l'ultima volta che ho fatto free-style mi sono svegliato in ospedale con un trauma cranico, una commozione cerebrale e un'amnesia parziale permanente e notevoli abrasioni al volto), i due uomini hanno avuto la bella idea di abbandonare le loro intenzioni e di fare qualcosa con noi...
benissimo, dico io, qualsiasi cosa per me va bene...
ovviamente Lele e Scala non avevano nemmeno una pallida idea, non sapevano nemmeno se andare avanti ad andare in bici o fare altro...
alla fine optiamo per l'oratorio... magari li facciamo qualcosa...
me la prendo comoda, accettando anche di poter arrivare in ritardo, metto via la bici e mi dirigo verso la mia meta...
ovviamente non c'era ancora nessuno... e nessuno è arrivato per i succcessivi dieci minuti...
finalmente, alle 18,30 ecco arrivare i tre amici più mio fratello, che narravano grandi gesta appena compiute durante una gara... (al che mi sono chiesto: ma vi ci vuole mezz'ora per fare cinquecento metri, per di più facendo una gara???)...
convinto che tutto si possa risolvere mi avvicino a loro ed ecco che quel gran genio del Lele fa: "Oh Iltom, ma c'è qualcosa che non va? Sei incazzato?"... avrei tanto voluto rispondergli: "Ora sì" ma mi sono limitato a sorridere e a lasciare tutto sull'ambiguo, mentre otti, grand uomo, si è infervorato spiegando al Lele che a volte, noi esseri umani dotati di intelletto, ce l'abbiamo un po' con tutto il mondo e che non giova insistere per sapere i motivi, soprattutto se sono facilmente intuibili...
dopo dieci minuti di racconti del Lele e dello Scala che avremmo anche non ascoltato... otti piglia l'iniziativa e propone una partita... ed ecco che Lele fa: "Oh, ma io non c'ho voglia di giocare... voglio fare free-style"...
e che cazzo! e perchè sei venuto allora?
poi, per sua fortuna, dopo avergli spiegato che è un comunista, si è messo a giocare...
naturalmente mi hanno messo in squadra con mio fratello... e se già ero incazzato...
per concludere la serata... me ne sono andato via mezz'ora prima perchè dovevo cucinare... e meno male che nessuno a casa mi ha chiesto se andava tutto bene...
sta sera... inoltre... mi troverò a non poter usare il computer, mi metterò a guardare la tv con le mie sorelle che mi faranno guardare quei programmi merdosi tipo striscia o cose simili...
e domani già a scuola...

e così si è conclusa un'altra settimana di quest'anno sempre più spettacolarmente sorprendente... purtroppo in negativo, ma è incredibile quanta fantasia ci sia nella mia vita... è come essere al cinema e vedere un film tipo Fantozzi o cose simili... non smetti mai di ridere, in più, se non a uno spettatore (o due se contate anche me), non ti si crea nemmeno quel fastidio per l'eccessiva sfiga del protagonista...
ma mentre nei film di Fantozzi, si prevede sempre un finale di un certo tipo... io non intravedo nessun obiettivo da raggiungere... nessun giorno stupendo da vivere da dire: dai mancano dieci giorni a quel giorno e poi/ e allora o cose simili... niente se non un luogo, un paese, ma come il giorno dell'apocalisse, quel luogo è irraggiungibile, se non con grossi, grossissimi rischi, che potrebbero non valerne la pena

gente che risate... che spasso... peccato che si viva una volta sola...


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Prologo e Primo Capitolo

Date:
Time: 16:29
In:

 IL SIGNORE
DEI
BIDELLI


di

Sciagal Scexpir e Pocanzi



INTRODUZIONE

Quando, durante le ore di scuola, mentre ideavamo il Peace & Lone, ci è venuta l’ispirazione di creare delle caricature dei nostri compagni nel tema de "Il Signore degli Anelli", non pensavamo neppure che ne potesse nascere una storia completa.
Quando, però, mi è stato suggerito di scrivere un racconto con questi personaggi, non ho potuto rifiutare.
Ed ecco, quindi, la nuova versione del classico di J.R.R. Tolkien.

PROLOGO

Nel racconto "Lo Storpit", comunemente conosciuto come "La rivolta dei sedani", che sarà presto pubblicato, si racconta delle avventure Palumbilbo al seguito del mago orbo Zangalf e di tredici scapestrati nani, che viaggiano contro un grosso cetriolo volante, che si è impadronito di un tesoro appartenente ai nani.
Ciò che accade in quella storia ha poco rilievo, se non per un piccolo particolare molto importante:
‘‘...mentre attraversavano le montagne Nebbiose, così conosciute dal risultato di un grande commercio di erba-pipa, la compagnia venne assalita nel sonno, mentre riposava in una grotta, da una banda di Borchietti (gli orchi del clan Borchia).
Mentre i compagni di Palumbilbo combattevano, lo Storpit se la dava a gambe in una galleria nella montagna. Dopo che fu sicuro di aver scampato il pericolo si accorse di non riuscire più a tornare indietro. Giunse così ad un lago sotterraneo dove una creatura di nome Mezzanollum stava provando i 500 dorso.
Palumbilbo notò con interesse che Mezzanollum aveva appeso al collo con una catenina un bell’anello e decise di scavallarglielo.
Iniziò così una gara a indovinelli che Palumbilbo ama rievocare come "Il Quizzettone".
Palumbilbo era in svantaggio di 3200€ quando Mezzanollum gli pose la domanda finale:
"Per 3201€ dimmi...cosa ho in tasca?"
Palumbilbo, che era anche un maniaco sessuale, aveva in precedenza levato i calzoni alla creatura e non ebbe difficoltà a rispondere.
"Niente"
Mezzanollum fu così costretto a cedere l’anello e a subire le indicibili voglie dello Storpit.
Palumbilbo infilò allora il dito nell’anello e si rese conto di quanti poteri possedeva quell’oggetto.
Il più evidente era che rendeva il suo possessore così visibile che nessuno lo vedeva, poiché pensava di averlo già visto e che non ci fosse bisogno di vederlo un’altra volta.
Palumbilbo tornò allora a casa lasciando morire i nani e, pensava, anche Zangalf.’’


UNA CRESTA A LUNGO ATTESA
(A LONG WAITING CREST)


Vent’anni dopo la sua grande avventura, Palumbilbo si apprestava a festeggiare il suo 77 compleanno, che secondo il manuale del numero perfetto, è un numero perfetto poiché è un multiplo di 1, e, per l’occasione, aveva invitato tutti coloro che volessero venire.
Lo Storpit non godeva di una buona reputazione, anzi, tutta la reputazione di cui godeva l’aveva già persa dopo il suo viaggio e, soprattutto, da quando era diventato il più ricco e potente, grazie all’anello, ma per quell’occasione i rancori vennero serbati e tutti aspettavano con ansia la festa.
Palumbilbo era molto eccitato, aveva in mente in fatti un paio di sorprese per i suoi, si fa per dire amici, e non stava più nella pelle dal desiderio.
Purtroppo per lui non tutto era stato calcolato.
A circa tre giorni dalla festa, qualcuno bussò al portone della casa di Palumbilbo.
"Chi è?" fece lo Storpit.
"Sono arrivati i fuochi d’artificio." disse una voce, non del tutto estranea a Palumbilbo.
Palumbilbo riconobbe nella voce quella del ormai-non-più-defunto Zangalf e così rispose: "Non sono in casa."
All’esterno Zangalf ritenne che questa risposta non avesse la benché minima convincibilità e lo disse: "Questa risposta non ha la benché minima convincibilità."
"Fateli passare sotto la porta." disse allora Palumbilbo.
Zangalf si stava innervosendo e decise di passare a una tecnica persuasiva che aveva appreso da un maestro tibetano a Singapore: "Apri la porta o la sfondo." disse, ma la porta non si aprì. Il mago osservò la porta e notò con felicità che non era affatto robusta, ma quando ci si scagliò contro, l’unica cosa che si ruppe fu la spalla di Zangalf.
"Cazzo, dovevo cambiare occhiali." ammise.
Dopo una seconda analisi si rese conto che la porta era un bel blocco di pietra.
Decise allora di attuare il piano ‘‘Mens Insana In Meo Corpore’’ e ficcò un candelotto di dinamite nello spioncino. L’esplosivo fece ciò che caratterizza la sua specie ed esplose, mandando in frantumi la porta che si divise in quattro lastroni; il primo lastrone partì all’interno dell’abitazione, il secondo si diresse verso Zangalf, che lo evitò, e successivamente contro una sequoia secolare, creando al suo interno un "Arioso Bilocale Ammobiliato", il terzo partì verso l’alto, ed è ancora oggi uno dei più grandi satelliti di Giove, e il quarto venne scagliato lontano, in direzione ignota.
Lo stregone, allora, entrò nella casa di Palumbilbo e si mise a cercarlo. Nonostante i suoi sforzi, non riuscì a trovarlo e ne approfittò per svuotare il frigo e intascarsi l’argenteria. Lo trovò infine dietro al primo pezzo della porta, schiacciato contro il muro; il suo grasso corpo non aveva subito danni, ma i suoi capelli avevano assunto la forma di una cresta Punk visibile soltanto nei peggiori Rave-Party di Miami Vice.
"Zangalf..." disse lo Storpit, abbozzando un sorriso, "Che piacere vederti." detto ciò, perse i sensi.
Si risvegliò più tardi nel suo letto a sei piazze e vide che Zangalf gli stava preparando un iniezione.
"E’ siero anti-anello" disse il vecchio cieco, mostrando a Palumbilbo i suoi tre denti marci "Ti devi infatti assuefare alla lontananza dall’anello che io ti ho fregato, per darlo a tuo nipote Marrodo."
"Perché?" chiese incredulo lo Storpit.
"Poiché così è scritto e poiché tu sei in arretrato con l’affitto da due anni e perciò devo sfrattarti."
Dicendo così fece l’iniezione a Palumbilbo che cadde nel mondo dei sogni.
La festa che fu celebrata tre giorni dopo fu ricordata come l’unica senza festeggiato nella storia Storpit.
Marrodo, approfittando dell’assenza dello zio, trasformo la placida festa in un Rave-Party di quelli spaventosi, dove si videro le più insospettabili ragazze in posizioni ambigue con cavalli, tori, pecore e castori, la moglie del sindaco fu scoperta con w¤rstel infilati nei posti più impensabili, lo stesso sindaco fu accusato di stupro da due dozzine di vergini a cui il sindaco non aveva resistito vedendole ballare nude sul tavolo del buffet; addirittura Zangalf si concedette ai suoi più reconditi desideri, imboscandosi per un paio d’ore con un paio di bambine di tre anni, scambiandole per veline diciotteni.


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Ah merde!

Date:
Time: 16:18
In:

 Maldetti interisti cosa esltate? guardate la vostra cazzo di classifica e tacete! E spero che stasera vi purghino!
Forza Milan


gauloises | commenti | link


Godo!!!

Date:
Time: 16:13
In: varie



Locatelli (Bologna) dopo aver segnato... purtroppo non mi ricordo contro che squadra


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Secondo Capitolo

Date:
Time: 14:02
In:

 SECONDO CAPITOLO

Chissà perchè in queste situazioni piove sempre...
Alcuni ignoranti potrebbero affermare che è colpa degli scrittori, ma vi assicuro, che noi non ci possiamo fare nulla... qualsiasi idea abbiamo, finisce sempre che piove...
Un camion, con rimorchio, procedeva a velocità sostenuta sull'autostrada, disertata dai clienti abituali.
Se qualcuno avesse avuto la sconsiderata idea di addentrarsi nella cabina dell'autista, sarebbe stato respinto dall'assordante livello dei decibel scaturiti dall'autoradio, che, nella completa indifferenza degli effetti che avrebbero potuto avere le sue azioni, rigurgitava composizioni musicali ad altro grado di zarritudo.
Una volta assuefattosi al volume della musica, l'ipotetico suicida, avrebbe dovuto adattare la sua vista all'abbagliante luce interna, riflessa da un'innumerevole quantità di oggetti d'oro e argento, di dimensioni varie, nonchè eventuali.
Un piccolo crocifisso, in oro e argento, penzolava, piuttosto incazzato, ad altezza uomo; sul retro della cabina, un'affascinante donna, stampata su un calendario, copriva con grande difficoltà, alcune zone del corpo, che preferiva non fossero viste dagli occhi del cristo in croce.
Seduto su un sedile di pelle, intento a tener saldo un volante di pelle, vi era Sua Ruoppolo, ancora madido del sangue di Va Lentina, in giacca di pelle, aperta, pelazzi sporgenti e gomito fuori dal finestrino, incurante della pioggia.
Il suo apparato respiratorio era concentrato nel far vibrare le corde vocali, al fine di produrre un insieme di suoni che possono essere registrati come "La Canzone del Capitano"...
Al grido di "Muovi al tempo il bacino", però, Sua Ruoppolo, diete adito ad una serie di movimenti inconsulti che lo portarono ad una momentanea perdita di controllo del veicolo.
Per volere del Fato, a causa di un'inconcepibile volontà dei Numi o soltanto per sfiga, il camion centrò, in pieno, l'unica vettura che transitava in quel momento, ribaltandosi e slittando sul terreno bagnato, con la partecipazione straordinaria di scintille e lapilli, fino a schiantarsi contro un auto-cisterna dell'Agip, colma di benzina fino al midollo, se avesse avuto il midollo.

Il corpo grondava ancora sangue, la ferita non accennava a voler lasciare la presa, ma, evidentemente, la cosa non preoccupava più di troppo il sistema nervoso di Va Lentina, che si avvicinò con decisione al banco, per ordinare un Vodka e menta.
– Cazzo di Lama! – esclamò Virdis Pisellis, sicuro del fatto che Lama fosse un qualche dio arabo o indiano.
– Buonasera agente. – salutò con noncuranza Va Lentina, che non mostrava di essersi accorta di quella leggera perdita di globuli, nonchè di piastrine.
Virdis restava impassibile e fissava la donna con uno sguardo piuttosto stupito e fraintendibile.
– Si sente bene? – chiese gentilmente la donna.
– Ma che cazzo di domanda è? Non sono mica io che sto rigurgitando sangue come la Fontana di Treviri! – rispose esterrefatto il detective.
– Pisellis? Ti ho mai detto che a volte parli a sproposito? – domandò con aria sarcastica Bar Spizzi, in reazione allo svenimento di Va.
– Miseriaccia negra! Chiamate un dottore! – esclamò disperato Virdis Pisellis, cercando delle pastiglie da inghiottire nella sua giacca, accontentandosi poi di alcuni Smarties.

Le luci pallide illuminavano la stanza, riflettendosi nelle varie boccette di medicinali.
– Se la caverà dottore? – disse una voce.
– Ha riportato ustioni di primo, secondo e addirittura terzo grado, ma non è in rischio immediato di morte – rispose una seconda voce.
– Perfetto, ad alcune persone non sarebbe piaciuto se non foste riusciti a salvarlo. – concluse minacciosa la prima voce.


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Perchè rincarare la dose?

Date:
Time: 12:37
In: viaggi mentali

Vaffanculo...
non ho altre parole da dirti...
incazzarti per averti un inutile scomodamento per una grande illusione posso quasi concepirlo, anche se ovviamente, non era colpa mia, ma di quel gadget che mi hanno offerto alla nascita e che ho affettuosamente nominato "sfiga di merda"...
non presentarti nè farti sentire può essere una reazione legittima, anche se più volte ti ho ripetuto che non era mia intenzione far ciò...
ma dopo due settimane non salutarmi, far finta di non vedermi e nasconderti alla mia vista è veramente da stronzi... da stronzi o da bambini... e dire che speravo di non doverti mai guardare sotto questi aspetti...
fortuna che, ormai, ci sono abituato e ho imparato a ridere di questa vita, a prendere tutto sotto un'ottica ilare e gioconda... fortuna... perchè se no...

A dose di sfortuna già colma e rincarata si aggiunge il classico seguito... identico, come tutte le altre volte...
Mi sembra che mi possa essere concesso un po' di tempo per riflettere... già ieri ero piuttosto giù... con questa pugnalata penso di aver diritto, almeno, a fissare il vuoto e a mostrarmi un po' scazzato, quel tanto che non danneggi gli altri (almeno non fisicamente)...
evidentemente, però, non sono in una posizione per azzardare queste richieste... e quindi ecco che tutti gli amici... che ti conosco piuttosto bene e che sanno benissimo cosa può turbarti... arrivano a chiederti: "Oh ma che hai?" "Ehi, ma c'è qualcosa che non va?" "Tutto a posto?" "Sei un po' giù?" "Sei scazzato?" come se non sapessero nulla... ...quando però c'è da fare la battuta stronzissima sulla mia situazione... ecco che diventano esperti in materia... addirittura più di quanto pensassi...

Tutto qui? Certo che no...
Neanche cinque minuti dopo essere entrato in casa... ecco che tua madre ti dice di rimettere a posto il computer che era stato spostato in sala... lecito, certo, se non fossero stati gli stessi tuoi genitori a portarlo di là e ad abbandonarlo in attesa che qualcuno andasse a portarlo via...

la vita è veramente la cosa più bella di questo mondo
in fondo, almeno qualcosa mi è rimasto... qualcuno...


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PRIMO CAPITOLO

Date: sabato, 29 gennaio 2005
Time: 18:49
In:

 Un aspirasangue, perchè nessuno ha mai inventato un aspirasangue?
Spesso i detective si ponevano quesiti di questo tipo, se poi erano cresciuti tra capre e pecorini e non erano capaci di giocare a calcio, i problemi potevano diventare molto più complessi.
Virdis Pisellis, ispettore della polizia di stato, apparteneva a questa categoria.
A pensarci bene, però, un aspirasangue sarebbe stato l'ideale per quella situazione: il detective era già inciampato in sedici sgabelli e tre ballerine cinesi, completamente immerse sotto quel lago di sangue, che era fuoriuscito e continuava a scaturire, dal corpo di Va Lentina.
Il detective Pisellis osservò il suo block notes e rilesse gli appunti tattici: Perche uccidere un ex-pilota di formula uno? Che diavolo di arma ha usato il killer per perforare l'immenso strato lipidinoso che la proteggeva, un bazooka? Perchè i pinguini non hanno le ginocchia? Un aspirasangue, perchè nessuno ha mai inventato un aspirasangue?
Si avvicinò, allora, a quello che sembrava essere un enorme würstel coperto di ketchup, ma che in realtà era un agente della scientifica.
– Novità? – domandò Pisellis
– La squadra sommozzatori ha analizzato il cadavere e ne sta facendo l'autopsia. – rispose il würstel.
– Non dovreste portarla in ospedale? – chiese, stupito, il difensore della giustizia.
– Se lei ci fornisce una gru, una draga o un bulldozzer, molto volentieri; ma se non lo fa, non vedo come possiamo spostarla. –
Umiliato anche in ambito professionale, Pisellis si avvicinò al bancone del bar, approfittando per fare un paio di bracciate a farfalla, il suo stile preferito, nonostante sembrasse ancora un bruco, o meglio un bozzolo, mentre nuotava.
Trovando a stento uno sgabello, ci si sedette sopra e chiamò a sè la barista, Bar Spizzi, proprietaria e... com'è il femminile di gestore? gestrice, gestatrice?... va be, quella cosa lì, si avvicinò al poliziotto con un movimento dei fianchi veramente sensuale, movimento che, oltre a provocare onde nel sangue, non sortì alcun altro effetto; la ragazza sistemò i suoi lunghi capelli neri, rivelando degli occhi scuri, timidi, ma brillanti, che analizzarono il locale e i clienti.
Che sia una malattia dei baristi, o un loro potere nascosto, fatto sta che, ogni volta che avviene un omicidio o un qualche crimine nel loro bar, riescono a manifestare una compostezza e una freddezza, o forse solo indifferenza, tale da non scomporsi e continuare il loro lavoro pazientemente... di solito lavano e asciugano i bicchieri.
Come dicevo, gli occhi della ragazza si posero sull'ispettore e lo squadrarono: capelli neri disordinati, trascurati, quasi, occhi marroni vacui, privi di ogni espressione, barba incolta su tutto il viso e una psichedelica maglietta del cagliari come abbigliamento... i casi erano due: o quell'uomo era fuggito da un istituto psichiatrico di massima sicurezza, o era l'ispettore Virdis Pisellis.
Vorrei precisare che entrambe le possibilità sono corrette, poichè Virdis Pisellis era effettivamente fuggito dall'istituto psichiatrico di massima sicurezza di S.Ornella Comelli martire.
– Un Brandy – disse Virdis, manifestando in questa richiesta tutta la sua autorità.
– Liscio o ruvido? – rispose meccanicamente Bar Spizzi.
– Dammelo liscio... – Fu allora che Va Lentina si alzò


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