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Time: 21:44
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[Per Vitti, sacrificando lo studio di storia]
Bisognava vincere e si è vinto, in un modo o nell'altro, in sette contro sei, ma contro un nuovo dream team, il meglio di ogni classe unito assieme. Eppure non è stato facile fin da subito: la III E scende in campo con un modulo 2-3-1 con Gomez e Alpino in difesa, Mezz e Virdis come ali, Suaria al centro, mediano e trequartista e Vitti punta. In panchina il Pedraz e Nathan, appena giunto dall'impegno nazionale in Israele. Portiere a sorpresa: Magrassi. Dopo qualche minuto di studio, Vitti esce per salutare Nathan, Pedraz entra e nel giro di qualche decina di secondi, coglie un preciso passaggio del Mezz, lo allunga quel che basta e, con un tiro che può ricordare tanto una leggera carezza d'esterno, quanto una sporca e grezza puntazza, ritrova la gioia del gol. Rientra poi al suo posto Vitti, che, assente al momento del gol, crede di star pareggiando e poi perdendo, in occasione del pareggio degli avversari. Esce allora un'altra volta. Questa volta è Virdis, scattato sulla fascia a illuminare il Pedraz che trova l'angolino e segna il definitivo vantaggio. Si chiude il primo tempo. Nel secondo tempo, squadra con due punte, Vitti, per evitare altre confusioni, segna tre gol, beffando in continuazione portiere e, quando presente, difesa avversaria. Sul risultato di 5-1 non c'è più partita, entra Nathan, prima Virdis, poi Gomez e Alpino salgono in attacco; il Sardo regala 2 perle alla squadra portando sul 7-1 il risultato. Passa sotto l'indifferenza generale il gol del 7-2. Poi, degno coronamento, di un'altra buonissima partita, arriva il gol anche per Suaria che, in precaria situazione di 3 contro il portiere, riesce, comunque a segnare.
8-2 è il verdetto, III E molto probabilmente ai quarti contro la III B.
Magrassi, voto 7: convocato in extremis, bersaglio di dubbi e incertezze, l'ariano doc della sezione E si esibisce in ogni sorta di intervento di piede, sfoderando doti artistiche e riflessi felini. Usa le mani giusto quel che bastano, si concede un extra buttando in rete il tiro del secondo gol degli avversari. Mostra un primo tempo brillante: limitate le sue colpe in occasione del primo gol e conclude con un secondo tempo di buon calibro, per quanto chiamato poco in causa. Ai microfoni dei giornalisti ammette: "Ho avuto timore di non essere all'altezza, ma la squadra ha saputo sostenermi in questi attimi di difficoltà, grazie!". Ha detto di lui il mister: "Non sapevo dell'assenza di Edone, mi sono precipitato da Magra confidando nel suo patriottismo e non mi ha deluso". Reattivo.
Alpino, voto 6,5: esitante, forse per il nuovo abbinamento difensivo, a gettarsi sull'uomo, concedendo, così, ampi spazi all'attacco avversario. Senza ombra di dubbio Baggio gli è molto più grato dello stile di gioco di questa partita. E' comunque la stessa vecchia roccia, un po' friabile in alcune circostanze, ma pressochè inamovibile in uno sguardo meno puntiglioso. Inamovibile anche in attacco: ai venti metri percorsi in difesa corrispondono i venti metri percorsi nella zona offensiva, in cui non trova il gol, che una giornata come questa poteva dargli. Ai microfoni dei giornalisti dice: "Ho pochi gol da sfruttare nella mia carriera, me li tengo in serbo per la finale, uno sarà di sinistro nell'angolino alto". Ha detto di lui il mister: "E' una certezza in difesa; sì è un po' statico, è vero, di fatti l'abbiamo lasciato là al campo in modo che non arrivi in ritardo per i quarti". Solido.
Gomez, voto 5,5: la difesa potrebbe anche essere un ruolo adatto a lui: nel secondo tempo mostra molta più grinta e recupera molti palloni, ma i primi quarantacinque minuti sono solo un'ombra dei secondi. Molti sono i contrasti mancati, i palloni regalati e gli uomini avversari che scorrazzavano allegramente e liberamente nell'area. Sarà la novità, sarà la pressione agonistica, ma un Gomez in quella posizione è un rischio un po' azzardato. Salito in attacco non regala molto di più, tocca pochi palloni e non conclude. Ai microfoni dei giornalisti confida: "Senza Jen, la mia musa ispiratrice, non posso diventare una macchina da gol, tantomeno un terzino coi fiocchi." Ha detto di lui il mister: "Gomez? Gomez chi? Ah, quello.. ma giocava con noi?" Homeless
Mezz, voto 7: bisogna sforzarsi per ricordarsi quei due palloni persi a centrocampo, bisogna farsi largo tra le immagini di un Mezz che ricopre alla perfezione il suo ruolo, che serve l'assist per il primo gol e che mostra una serietà calcistica di ottimo livello. Gioca da superiore, come è giusto che sia, nei confronti dei primini e impartisce numerose lezioni di questo sport a chi, come loro, ha avuto la presunzione di presentarsi con la più scorretta delle formazioni. Non deve nemmeno cercare il gol, già trovato settimana scorsa, deve solo restare così per i quarti. Ai microfoni dei giornalisti esclama: "Non mi chiamo Caterina!!!" Ha detto di lui il mister: "Col gol della scorsa partita si è rotto gli occhiali. La sua prestazione ne ha risentito." Astrale
Virdis, voto 7,5: un velocista come lui dà il meglio se può correre, ovviamente. E Virdis ha corso, ha gestito bene il ruolo assegnatoli e tra assist e gol ha fatto dimenticare i pochi errori e sviste. Fa un po' quello che vuole e nessuno, se non gli avversari, ne ha a male. Ai microfoni dei giornalisti consiglia: "Mangiate pecorino sardo, per un calcio gustoso e un alito smagliante" Ha detto di lui il mister: "Se ha intenzione di giocare sempre così, farà più gol di quanti capelli ha in testa." Senza pastore
Suaria, voto 7: fa quello che deve fare e lo fa bene. Il suo ruolo di salvatore è più limitato in una partita senza troppa storia e decisa quasi senza di lui. E' sempre pronto e reattivo, preciso nel passare la palla e nel toglierla dai piedi avversari e nel correggere gli errori della squadra. Si sacrifica in difesa e in panchina e nei brevi momenti in attacco si regala anche un gol. Non può esimersi dal litigare con gli avversari e lo fa con la sua solita classe. Ai microfoni dei giornalisti afferma: "Non stavo litigando, era uno scambio di idee" Ha detto di lui il mister: "Se tutti i Tunisini fossero come lui che non è tunisino, smetterei di votare per Bossi". Icona
Nathan, voto 6: penalizzato dal jet lag, dopo la trasferta israeliana, il rappresentante della minoranza semitica scende in campo con grinta e passione, troppo spesso accompagnate da una tecnica grezza e sommaria. Prova e riprova a trovare un gol che non arriva, ma le sue carenze logistiche vengono compensate egregiamente da uno spirito e da una volontà che solo lui sa mostrare. Ai microfoni dei giornalisti contesta: "Come niente gol? Ma se ne ho fatti tre!" Ha detto di lui il mister: "Non capisco, eppure mi avevano assicurato che era in Israele!" Martire
Pedraz, voto 7: per quanto abbia dedicato più tempo alle sostituzioni, tipo quella volante che ha portato al primo gol di Virdis, il Pedraz si riscuote dalla scorsa giornata, tiene palla, la passa con una precisione non certo perfetta, ma nemmeno animalesca, controlla il gioco e segna per due volte il vantaggio della squadra, prima momentaneo e poi definitivo. Si propone in simpatici uno-due con Vitti, di cui uno da sottolineare, con scatto sull'ala e cross di destro, con successiva spinta del difensore. Curiosità: segna ogni due partite, sempre con una doppietta. Ai microfoni dei giornalisti misticamente dice: "Nelle favelas giocavo nei campi di patate e la palla rimbalzava meglio." Ha detto di lui il mister: "Se solo giocasse con la palla un po' più alta farebbe miracoli, magari trasformerebbe il sudore in vino." Vantaggioso
Vitti, voto 8: corre, scambia, tira, segna, va in panchina e si mangia gol. Fa tutto e lo fa bene, con classe e distinzione. Cade in confusione per aver perso il primo gol, ma recupera ficcandone dentro tre in rapida successione e sfiorandone almeno altrettanti. Ai microfoni dei giornalisti critica: "Non è possibile! Non ci sono ancora le pagelle!" Ha detto di lui il mister: "Lo volevo uccidere, ma in realtà non mi ero accorto del cambio campo di fine primo tempo e pensavo fossero tre autogol." Tsunami
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