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Date: domenica, 01 gennaio 2006
Time: 14:52
In: poesia, letteratura, commedia di vino
COMMEDIA DI VINO
Prima Cantica, Canto I
Mentre alli quaranta m'avanzavo in bosco senza luce mi trovatti e già le mi mutande mi bagnavo.
"Par che l'enel non rispettò i patti, o che qualcuno scordò la bolletta" Tutto buio attorn'era infatti.
Ma delle more di cui feci incetta e delle altre cose ch'i mangiai vi darò presto la mì ricetta.
So assai ben ridir com'i' v'intrai ma m'assalirebbe sì tanto pudor che state certi non lo saprete mai.
Già sgorgava dalli pori mio sudor quandö al piede d'un colle mi feci e dallo buio sbucava un condor,
gridai in alto le mie alte preci salir verso colui che tutto move scendean nelle brache calde feci.
L'augello di me non vide le prove passommi e inoltre si diresse inoltre che vuol dir in ogni dove,
allor il mio coraggio par s'eresse e mossi li miei piedi dritti 'n là come si la paura si rompesse.
Ma ecco alla mia triste cecità apparve in un unico momento il volto stesso della rapacità,
si ergea coperta di cemento dello artigiano la bella fiera di dimensioni da fare spavento.
Più alcuna speranza per me v'era si non all'istante cambiar strada baciando la icona di rivera.
La mi' meta nuova era più rada che luce tra i rami s'infiltrava e parve me di scorger l'autostrada,
ma a separarci tra noi ci stava altro molosso de l'umano genio de la moda la fiera incombava.
Vista la faccia di Scalfar' Eugenio decisi per più 'n su sul colle ire e ci giunsi presto in un balenio.
Ma anco 'n su la cima a sè esibire una terza fiera 'ndritta in petto da passar impossibile a riuscire:
La smau più cupa ne lo aspetto ogne speme nel cor facea lasciare: lo spazio per passar manco era stretto.
I la gente ch'i vi vole' intrare tanto pigiava per prender un posto ch'ai piè del colle mi fe' ruzzolare.
Doveo scappar, fuggir ad ogni costo e quel gran buio lasciar alle spalle quand'a me vicino si fece tosto,
un vecchio coperto da uno scialle che volto sicuro verso me volgea con quel fetor che si ha nelle stalle.
Simile a un angelo a me parea mentre la bocca con grazia aprì e "Viè presto con me, seguimi" dicea.
Io lo seguii senza però dir sì chè la voce ne la gola mi restava ed ogni parola era un acuto in mi.
Quando la forza di parlar tornava "Chi se' dì tu a me", dissi a lui "Quale tu sii, od omo o schiava."
Disse mi lui: "Non omo, ne donna sui, fui omo da padri lumbard nasciuto, al tempo fautor de l'olimpo fui.
Sub Iulo, in culla io so' giaciuto e con Augusto vissuto d'agosto narrai le gesta dell'Enea astuto,
ma perchè parliam in tale posto quando in su la cima a codesto colle c'attende un bel maialino arrosto?"
"Sei tu Porcilio quel vate folle, che di parol invase 'l mondo intero, cantando le lodi alle cipolle?"
Aggiuns'io lui tremando per intero, "Tu se' lo mio autore e 'l mio maestro; tu se' solo colui che dice 'l vero"
E mi disse lui con tutto 'l suo estro: "Quello che feci, fu sol per dovere firmai, infatti, un contratto capestro.
Vedo la fiera che ti fe' fuggere in effetti rischioso è 'l passaggio ma or tu vie' con me e non temere,
là, ove c'è gran puzza di formaggio la via per giunger al cielo assiso nemmeno 'l tuo corpo chiede in ostaggio.
Vedrai in su là lo tuo paradiso, la sede di Zeus e degli dei tutti e non temer le fiere, io t'avviso,
non avrà ancora quel melo i frutti che per essa giungerà fin qui 'l veltro e ucciderà i clienti suoi tutti
d'essi non rimarrà nemmen lo scheltro iustizia e pace riempiranno 'l mondo e aprirà filiali a montefeltro."
Stupito a bocca aperta io respondo: "Sul serio loco santo potrò veder, laddove null'omo è di suo immondo?"
E lui mi disse con la voce di Cher: "Sol se prima tu passerai nell'ombre, la visio de li Dei potrai ottener."
"Fico" pensai, ma non dissi all'hombre.
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